Il Canto del Maggio

Nel panorama culturale toscano e appenninico il Maggio ha rappresentato per secoli un importante momento di percepibilità e di crescita per le classi subalterne.

Erede di una più antica tradizione di origine pagana, probabilmente etrusca, trova compimento tra il ‘500 e ‘600 con i grandi dell’Ottava come Ariosto e Tasso, pur rimanendo fino a tutto l’800 a disposizione del ceto popolare, che trasmette oralmente antiche composizioni e continua ad utilizzare la tecnica per comporre di nuovo.

Nell’area tosco-emiliana, resistono tutt’oggi associazioni e gruppi che portano avanti la tradizione nelle sue varie declinazioni, differenti a seconda della zone e del periodo storico di riferimento. Si distingue così il Maggio lirico, sviluppato prevalentemente nel sud della Toscana, di matrice più arcaica e legato alle ritualità religiose o naturali che trova compimento nei raduni itineranti all’aperto, e il Maggio epico, o drammatico, di ispirazione più colta e vicino al mondo del teatro sviluppato in prevalenza nella Toscana del nord ed in Emilia.
Negli ultimi cinquant’anni si è assistito a numerosi tentativi di valorizzazione di queste forme espressive e a Buti, già dai primi anni ’70, grazie all’interesse di alcuni gruppi di intellettuali, si sono trovati margini di rilancio e sviluppo grazie al talento di alcune figure locali, valorizzato da professionisti del mondo scientifico, teatrale e cinematografico.

Copywriting irenebalducci